Mirko &Raffaele.
Dalle basi MIDI alla bossa nova, passando per venticinque anni di lontananza.

Il piano bar.
Le basi MIDI.
La barba.
Due amici con tante ambizioni e, a essere sinceri, ancora molto poco talento.
Il duo nasce a metà degli anni Novanta, dall'incontro di due amici con tante ambizioni e, a essere sinceri, ancora molto poco talento.
Con Raffaele ho cominciato a fare piano bar. Lui caricava le basi MIDI su una vecchia tastiera Roland, io prendevo il microfono e cantavo per ore. Cantavo di tutto: musica italiana, latinoamericana, inglese. Il nostro mondo era quello del piano bar, dei locali, delle serate che non finivano mai.
Avevo poco più di quindici anni. Il problema era che, per lavorare, quindici anni erano decisamente pochi. Per fortuna avevo già una barba e un pizzetto talmente folti da sembrare abbondantemente maggiorenne. Così, quando serviva, mi regalavo qualche anno in più. D'altra parte, quale gestore avrebbe affidato il sabato sera, la serata degli incassi più importanti, all'intrattenimento musicale di due ragazzini?
Eppure suonavamo dappertutto. Nei pub, nei locali, nelle piazze.
Ricordo ancora quando aprimmo il Telethon a Sassari, in Piazza Italia. Quella sera conobbi Andrea Parodi, che mi si avvicinò quasi timidamente per farmi i complimenti. Io, altrettanto timidamente, non sapevo nemmeno cosa rispondergli.
Una musicassetta,
tanti sogni.
Fu anche il periodo in cui iniziai a scrivere il mio primo album, I sogni miei. Tra quelle canzoni c'era Piccola stella, che ci valse un secondo posto in una rassegna musicale dedicata ai giovani artisti esordienti.
Di quegli anni conservo anche una vecchia musicassetta: è la registrazione di un'intervista che facemmo a Radio Internazionale, durante la quale suonammo dal vivo proprio Piccola stella. Una canzone alla quale sono affezionato quanto, riascoltandola oggi, la trovo brutta. Ma forse è proprio questo il bello dei primi tentativi: sono pieni di ingenuità e di sogni.

Eppure, nonostante la musica, gli amici e tutto quello che stavo vivendo, non mi ero mai sentito davvero parte del posto in cui abitavo. La mia vita non era cominciata lì e sentivo che, prima o poi, sarei dovuto tornare alle mie origini.
Così, a diciassette anni, presi una valigia, salii su un traghetto e tornai nella mia amata Roma.
Con Raffaele ci perdemmo di vista per almeno venticinque anni.

Un messaggio
su Facebook.
Finché un giorno mi arrivò un messaggio su Facebook.
Era lui.
Si era trasferito in Toscana, a Pistoia. Ci ritrovammo quasi immediatamente, ma davanti non avevamo più i due ragazzini di una volta. Eravamo diventati uomini adulti, padri di famiglia, con molti anni di vita sulle spalle.
Io ritrovai un Raffaele diventato un chitarrista straordinario. Lui, forse, ritrovò in me una voce e una persona più mature.
Riprendere a suonare insieme fu la cosa più naturale del mondo.
Una chitarra.
Un calice di vino.
E una canzone.
Questa volta niente basi MIDI. Solo la voce, una chitarra e il piacere di interpretare le canzoni in maniera diversa.
Costruimmo un repertorio acustico dall'atmosfera lounge, prevalentemente italiano, con arrangiamenti che guardavano alla bossa nova e alla samba. Immaginavamo la nostra musica come la colonna sonora di un bel locale: un calice di vino rosso, una conversazione a bassa voce e magari qualche turista straniero che scopriva per la prima volta una canzone italiana, ascoltandola attraverso la nostra interpretazione.
Non abbiamo avuto il tempo di fare molte serate. L'esperienza toscana di Raffaele si concluse troppo presto e lui tornò nella sua terra d'origine.

La nostra reunion è stata breve, ma intensa.
E se musicalmente è stato bellissimo ritrovarsi dopo tanto tempo, umanamente lo è stato ancora di più.
Perché dopo venticinque anni ho ritrovato il mio migliore amico. Siamo cambiati entrambi, naturalmente. Ma oggi, se possibile, gli voglio ancora più bene di quando eravamo ragazzini.
Riascoltaci.
Alcune interpretazioni del nostro duo. Ogni brano si apre direttamente sul mio canale YouTube.



